Il riconoscimento dell’importanza dell’Ascolto Attivo in generale (e non solo in sede terapeutica) è una conquista molto recente.
Un grosso impulso agli studi sulle dinamiche dell’Ascolto Attivo è stato dato, agli inizi degli anni 80, dagli studi sulle aziende post-industriali33 e dagli studi sui rapporti fra professionisti e clienti34.
Le basi teoriche per questo approccio erano state elaborate in precedenza da studiosi che hanno sostenuto la priorità dell’ascolto in un paradigma dialogico35 e dai teorici dei sistemi complessi36.
L’Ascolto Attivo è utilizzato per comprendere una prospettiva diversa dalla propria, prestando attenzione alla comunicazione del proprio interlocutore al fine di ricavarne informazioni e capire le sue esigenze.
Quando ci muoviamo entro un “sistema semplice” (cornici condivise, stesse premesse date per scontate) la logica più adeguata è quella della razionalità analitica e lineare.
Ma quando il sistema di cui siamo parte è “complesso” (caratterizzato dalla comunicazione fra cornici diverse), bisogna far guidare il pensiero dall’Ascolto Attivo che considera l’osservatore parte integrante del fenomeno osservato.
Purtroppo i segnali potrebbero essere deboli e non evidenti come ad es. quelli del linguaggio del corpo.
Secondo Watzlawick37, infatti,
1 Ogni comportamento è comunicazione.
2 Una comunicazione, non solo trasmette informazione, ma al tempo stesso impone un comportamento.
L’Ascolto Attivo implica il passaggio da un atteggiamento del tipo “giusto-sbagliato”, “io ho ragione-tu hai torto” ad un in cui si assume che tutti hanno le proprie ragioni e che bisogna mettersi nelle condizioni di capire com’è che comportamenti e azioni che ci sembrano irragionevoli, sono totalmente ragionevoli e razionali per qualcun altro.
Bisogna avere l’atteggiamento opposto di un buon osservatore (impassibile, sicuro di sé, senza reazioni per ciò che ascolta,…), si deve entrare nella giusta ottica sorprendendosi, perché senza certezze siamo spronati al dialogo.
Le domande permettono di stabilire rapporti di riconoscimento, rispetto e apprendimento reciproco che sono le condizioni per affrontare insieme creativamente il problema.
È la rinuncia alla arroganza dell’uomo-che-sa e l’accettazione della vulnerabilità, ma anche l’allegria, della persona-che-impara, che cresce, che cambia con gli altri invece che contro gli altri.38
Con il diversificarsi della nostra società, l’Ascolto Attivo diventa una competenza di base, indispensabile anche nella vita quotidiana all’interno di una “stessa cultura”. Questa competenza oggi è spesso richiesta anche nei rapporti fra genitori e figli, fra marito e moglie, fra insegnanti e allievi, fra pubblici amministratori e cittadini, fra urbanisti e abitanti.
Il problema è però seguire le regole che permettono la riuscita dell’Ascolto Attivo, infatti sono molte le occasioni in cui ascoltiamo in maniera distratta l’interlocutore.
Nella tabella sono riportati le 6 principali “distrazioni”.

Il giusto percorso per l’Ascolto Attivo39 è il seguente:
1 Silenzio
2 Domande aperte
3 Riformulazione
4 Domande di precisione
5 Incoraggiamento
6 Riassunto
L’ultima fase comprende l’analisi dei punti su cui si è d’accordo e sulla pianificazione dei punti da affrontare nella discussione.
Il feedback permette di verificare se i risultati di una comunicazione sono uguali a quelli attesi, avendo lasciato il nostro interlocutore libero di proporsi e di accettare o a rifiutare le nostre informazioni.
Un feedback deve essere immediato e tende ad evidenziare i risultati fornendo indicazioni e supporti.
Anche nella fase finale bisogna stare attenti all’approccio utilizzato, sia da parte di chi parla che di ascolta. Nella tabella seguente sono riportati i punti salienti.
In breve:
“Se vuoi comprendere quello che un altro sta dicendo,
Devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti
A vedere le cose e gli eventi dalla sua prospettiva.”40
33 Peters, 1982; Kunda, 2000.
34 Wolvin e Coakly, 1988; Bert e Quadrino, 1999.
35 Martin Heidegger, Michail Bachtin, Martin Buber.
36 Bateson, Von Foerster, Emery e Trist, Ashby.
37 Watzlawick, La Pragmatica della comunicazione umana, Astrolabio, 1971.
38 M. Sclavi e Avventura Urbana, Avventura Urbana, 2004.
39 M. Sclavi, Sette regole dell’arte di ascoltare, 2000.
40 M. Sclavi, Arte di ascoltare e mondi possibili, Le Vespe, Milano, 2000.